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Stipendio insoddisfacente, cosa fare davvero? Tre passi pratici per ripartire forte

📅 18 Agosto 2026✍️ di Beatrice Dondi⏱️ 5 min di lettura

Ricordo ancora il volto di Marco durante un incontro formativo anni fa. Aveva quarantotto anni, uno stipendio fermo da cinque anni e la sensazione di essere invisibile ai vertici aziendali. “Non so più che cosa fare,” mi disse con una stanchezza che andava oltre il fisico. “Il denaro che guadagno non è più sufficiente, ma mi sento intrappolato.” La sua storia non è un’eccezione: decine di lavoratori e lavoratrici mi raccontano lo stesso disagio. Uno stipendio che non cresce, che non tiene il passo con l’inflazione, che non permette di progettare il futuro con serenità.

Quando uno stipendio smette di soddisfare, la reazione più comune è la rassegnazione. Si pensa che non ci sia alternativa, che sia una situazione immutabile. Ho visto molte persone rinunciare a cambiamenti che avrebbero potuto trasformare la loro vita. Ma la realtà è diversa: esistono percorsi concreti, pragmatici, che richiedono coraggio ma non richiedono miracoli.

Nel corso degli anni, navigando tra la pubblica amministrazione e poi il mondo della formazione sulla previdenza complementare, ho imparato che il primo passo non è cercare una soluzione esterna, bensì mappare il vostro valore reale nel mercato. Spesso i lavoratori hanno un’idea distorta di quello che effettivamente valgono. Abituati a stare in una sola azienda, non confrontano le loro competenze con quello che il mercato esterno è disposto a riconoscere.

Passo uno: Conoscere il vostro valore di mercato

Il primo movimento concreto è il più semplice eppure il più trascurato: ricerca. Non generica, ma precisa. Visitate i principali portali di ricerca del lavoro e cercate la vostra figura professionale nello stesso territorio geografico. Quali sono i salari proposti? Chi cerca profili come il vostro? Quali competenze emergono come prioritarie? Questo esercizio non è vanità; è consapevolezza.

Io consiglio di fare questa ricerca almeno due volte all’anno. Nel corso di dodici mesi, le dinamiche cambiano. Inoltre, scoprirete spesso che il vostro stipendio è effettivamente inferiore a quello del mercato. Non è un’opinione: è un dato. Con questo dato in mano, il passo successivo diventa molto più credibile, sia verso il vostro attuale datore di lavoro che verso potenziali nuovi impiegatori.

Non fermatevi ai soli annunci. Parlate con colleghi di altre aziende, anche informalmente. Partecipate a gruppi professionali, webinar, conferenze del vostro settore. Ogni conversazione aggiunge un tassello al quadro reale del vostro valore. Dopo una decina di colloqui informativi, avrete una certezza che i numeri da soli non possono darvi: la percezione di come il mercato vi vede oggi.

Passo due: Negoziare consapevolmente con il vostro datore di lavoro

Molti saltano questo passaggio per paura. Temono di perdere il lavoro, di essere considerati scontenti, di creare tensioni. Comprendo questi timori, ma vi dico che negoziare è un diritto, e farsi valere è una responsabilità verso voi stessi. Il Codice del Lavoro consente ai dipendenti di affrontare il tema della retribuzione con il proprio datore di lavoro.

Non si tratta di minacciare o di fare drammi. Si tratta di una conversazione professionale, basata su dati e su valore. Preparatevi con precisione: documentate i vostri contributi, gli obiettivi raggiunti, le responsabilità assunte negli ultimi anni. Mostrate al vostro responsabile cosa avete portato all’azienda. Poi, tranquillamente, condividete il dato di mercato. “Ho notato che ruoli simili al mio sono remunerati mediamente a X. Vorrei discutere di come allineare la mia retribuzione a questa realtà.”

Talvolta l’azienda risponde positivamente. Ho visto aumenti materiali derivare da questa conversazione. Altre volte, la risposta è negativa o rimanda a tempi migliori. In questo caso, almeno saprete che avete provato onestamente. E questo vi permette di passare al terzo passo con la mente più leggera.

Se la negoziazione fallisce, non significa che dovete restare. Significa che la vostra azienda non riconosce il vostro valore. Questo è un dato importante: la consapevolezza di non essere valorizzati è il punto di svolta per molti.

Passo tre: Investire nella previdenza complementare oggi per la sicurezza domani

Mentre affrontate la questione dello stipendio attuale, considerate un aspetto che molti rimandano: la vostra sicurezza economica futura. Indipendentemente da quello che accadrà nel breve termine con lo stipendio, la Previdenza complementare è uno degli strumenti più potenti che avete a disposizione.

Non parlo di fare enormi sacrifici. Parlo di versamenti anche modesti, magari il 2-3% della vostra retribuzione, che cresceranno grazie alla contribuzione del datore di lavoro e soprattutto grazie ai rendimenti nel tempo. Chi inizia a quarantacinque anni avrà comunque due decenni di crescita composta davanti a sé. Chi inizia a trentacinque ne ha tre.

Ho incontrato decine di lavoratori che si pentivano di non aver iscritto prima un fondo pensione. “Se l’avessi fatto dieci anni fa…” dicono. Quella frase non deve essere il vostro futuro. La Pensione integrativa è l’unico strumento che costruisce protezione mentre affrontate le sfide del presente.

Ma c’è di più. Spesso, quando i lavoratori decidono di lasciare un’azienda per cercarne un’altra che li paghi meglio, la previdenza complementare diventa un ponte prezioso. I vostri risparmi previdenziali vi seguono, crescono anche quando cambiate lavoro, e vi danno una base di sicurezza che vi permette di negoziare con maggiore serenità nel nuovo contesto.

Questi tre passi non sono una ricetta magica, ma sono una mappa. Marco, quello dell’incontro di anni fa, alla fine ha fatto esattamente questo. Ha scoperto di valere il trenta percento in più di quello che guadagnava. Ha tentato di negoziare con la sua azienda, ha ricevuto un piccolo miglioramento, ma soprattutto ha capito che poteva cercare altrove. Nel giro di sei mesi aveva cambiato lavoro, aumentato lo stipendio del venti percento, e nel frattempo aveva anche sottoscritto un fondo pensione complementare. Non è andata male.

La scontentezza dello stipendio è reale, e merita rispetto. Ma non merita rassegnazione. Merita azione consapevole.

Beatrice Dondi

Beatrice, dopo una carriera nella pubblica amministrazione, si è dedicata all'informazione e formazione sugli strumenti di previdenza complementare. Ha partecipato a decine di incontri informativi per lavoratori senior, focalizzandosi sulla pianificazione del post-lavoro.